Riomaggiore: dove la luce si ferma
Chiara GiovanniniCi sono luoghi che non si lasciano raccontare subito.
Riomaggiore è uno di questi.
Arrivando dal sentiero, o scendendo lentamente tra le case, si ha l’impressione che tutto sia sospeso. I colori non sono solo colori: sono tracce, stratificazioni, segni del tempo che si appoggiano l’uno sull’altro.
E poi c’è il mare.
Non è solo uno sfondo, ma una presenza costante. Riflette, assorbe, restituisce. Cambia durante il giorno, ma è la sera che succede qualcosa di diverso.
La luce si trattiene più a lungo.
Scivola sulle facciate, si spezza sulle onde, si infila negli angoli più nascosti. È una luce che non ha fretta, che sembra voler restare ancora un momento, come se sapesse qualcosa che non è immediatamente visibile.
Camminando senza una meta precisa, si iniziano a notare dettagli piccoli: una finestra socchiusa, un’ombra più scura del solito, un riflesso che non coincide perfettamente con ciò che lo circonda.
Sono dettagli che non chiedono attenzione, ma che restano.
Forse è per questo che alcuni luoghi diventano storie.
Non perché qualcuno le abbia inventate, ma perché esiste già uno spazio per accoglierle.
Riomaggiore è uno di quei luoghi.
Un posto dove guardare non basta.
Bisogna fermarsi.
Lasciare che sia il luogo a raccontare.
Il resto, a volte, arriva più tardi.
E non sempre nello stesso modo per tutti.
Questo è il luogo da cui nasce la prima lettera del WanderSketch Club.
Il resto… è custodito nella busta.